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PATAGONIA (PARTE III)
29/08/2016
Americhe
Argentina



“Un puzzle di luoghi incantati che non sembrano appartenere a questa terra” così lo scrittore Sepulveda descrive la Patagonia.
Sono trascorse circa due settimane dal mio arrivo in questa terra e le parole di Sepulveda continuano a rimbombare come un tamburo martellante nelle mie orecchie. La Patagonia ha catturato i miei occhi fin dall’inizio e stregato il mio cuore col passare dei giorni. La Tierra del Fuego, le Torri del Paine, le montagne del Campo de Hielo, i ghiacciai del lago Argentino, sono luoghi che non lasciano indifferente nemmeno il più insensibile degli uomini.

Un lungo viaggio in aereo che parte da El Calafate e termina a Trelew mi porta adesso nella Penisola Valdez, una Patagonia senza montagne e ghiacciai, dove i protagonisti sono pinguini, leoni ed elefanti marini, balene ed orche.
Sono le nove di sera quando l’aereo dell’Aerolinas Argentina atterra nella città di Trelew, il bus privato che avevo prenotato mi aspetta all'uscita; in un’ora di viaggio sono a Puerto Madryn, piccola città situata a 50km dalla Penisola Valdez.
E’ qui che comincia la terza e conclusiva parte della mia avventura in Patagonia. La penisola è un territorio desertico, abitato quasi esclusivamente da pinguini, leoni ed elefanti marini. Non ho molti giorni per visitarla ed allora mi avvalgo dell’aiuto di un’agenzia di viaggi che propone tour preconfezionati per turisti. In verità sono allergico a questo tipo di cose ma per via del poco tempo non posso fare diversamente.

La prima tappa è Punta Norte, dove vive una numerosa colonia di leoni marini, a poca distanza c’è Caleta Valdes dove invece troviamo gli elefanti marini. Lo spettacolo non mi impressiona molto, il contatto con gli animali è quasi inesistente, si possono ammirare solo da una passarella posizionata molto lontano e l’idea di trovarsi in una trappola per turisti è davvero forte. Pranziamo velocemente e spediti col nostro pulmino arriviamo al piccolo molo dal quale partono le imbarcazioni per l’avvistamento delle balene. Lo spettacolo è straordinario: due balene, madre e figlia, si muovono a lato della barca, prima la testa poi il corpo sinuoso ed a seguire la coda, la scena si ripete più volte. L’emozione di tutti in barca è grandissima, osservare da vicino questi giganti del mare fa capire quanto grandi siano questi mammiferi e quanto piccoli siamo noi. Concludo la giornata cenando in uno dei ristoranti storici di Puerto Madryn, una cena meravigliosa completamente a bae di pesce. 

 
Il secondo giorno di escursione è dedicato alla visita di Punta Tombo, un’altra riserva naturale che ospita una colonia di un milione o poco meno di pinguini Magellano. C’è ne sono davvero tantissimi e tutti vivono in piccole tane scavate in superficie. La guida mi spiega che ogni pinguino fa 2 uova, ma solo uno riesce a sopravvivere, perché quando la madre si allontana per procurare il cibo, riesce a farlo quasi sempre solo per uno. La seconda tappa della giornata è Gaiman, colonia gallese di fine 800’. Nel libro “In Patagonia” lo scrittore Chatwin racconta che i gallesi decisero di insediarsi in questo luogo perché era quanto di più lontano e nascosto dagli inglesi. Pranziamo in uno dei tipici Thè con dolci di ogni genere, ascoltando le storie delle donne in abito cerimoniale che raccontano la migrazione dei loro avi. 

 
Buenos Aires, la capitale dell’Argentina è la tappa conclusiva di questa grande avventura. Buenos Aires, come dicono i suoi abitanti, non è una città, ma infinite città diverse: i suoni del tango di San Telmo, i colori del Caminito e del quartiere di La Boca, l'affascinante modernità dei docks ristrutturati di Puerto Madero, l'aria parigina del Microcentro e la storia che si respira in Plaza de Majo, poi Recoleta, le grandi avenidas. Per noi italiani, un fascino particolare è il quartiere Boca con le case di colori diversi, alcune conservate esattamente come le avevano costruite gli immigranti genovesi dell’epoca. Il Caminito è la parte turistica, qui le case dipinte con mille colori e i murales trasmettono un’allegria contagiosa. Nel quartire Boca sorge anche la famosa Bombonera, lo stadio del Boca Juniors, la squadra di calcio fondata dagli immigrati genovesi ad inizio novecento, la squadra di Maradona. Il mio breve soggiorno a Buenos Aires mi ha trasmesso belle emozioni, essere in Argentina mi ha trasmesso la sensazione di casa, forse perché il 50% degli argentini sono di origine italiana, o forse perché si dice che nel mondo ci sia almeno un posto che appartiene a te e lo scopri solo quando ci vai di persona.

 





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